L’UNIVERSITA’ DI ROMA “SCOPRE” I GIACIMENTI D’ITALIA

 

3D-RES

3DIMENSIONAL REAL RESERVOIR

(GIACIMENTI REALI 3DIMENSIONALI)

 

IL NUOVO APPROCCIO PER LA

CONSAPEVOLEZZA PUBBLICA DELLA TECNOLOGIA

NELL’ATTIVITA’ DI SFRUTTAMENTO DEL SOTTOSUOLO

 

 

Negli ultimi anni sempre più frequentemente ogni nuova attività industriale e infrastruttura energetica è ostacolata dalle popolazioni locali preoccupate dagli impatti ambientali potenzialmente derivanti.

Queste preoccupazioni sono particolarmente sentite quando ad essere interessata è l’industria del settore Oil&Gas (O&G), dall’esplorazione del sottosuolo, alla produzione di idrocarburi, passando per lo stoccaggio di gas naturale, fino ad arrivare alla geotermia, ove i timori diventano di carattere geologico, sismico/microsismico e di inquinamento delle falde acquifere.

Nonostante tali problematiche siano abbastanza comuni e diffuse anche in molti paesi europei, in Italia si sono trasformate in una vera e propria opposizione nei confronti di tutte le attività O&G.( cfr. Rapporto Nimby Forum 2014).

La diffusa mancanza di conoscenze tecniche e scientifiche riguardo le facilities delle attività O&G nella Esplorazione e Produzione (E&P) del sottosuolo da un lato e la disinformazione con cui i media influenzano negativamente le coscienze delle popolazioni locali dall’altro, creano sfiducia e antagonismo.

Infatti una delle tante cause si può imputare ai dubbi e le perplessità degli amministratori regionali/locali, i quali non scientificamente preparati ad elaborare quesiti tecnici e fornire risposte immediate, hanno incontrato le tesi di una parte della popolazione, oppositori delle autorizzazioni e della realizzazione dei progetti.

I dubbi maggiormente diffusi riguardano aspetti geologici e strutturali sulla composizione del sottosuolo e del giacimento, ma anche aspetti ambientali, su quali impatti potrebbero essere generati nel sottosuolo, nella roccia e negli acquiferi vicini al giacimento.

Le principali domande ricorrenti che necessitano risposte chiare al fine di eliminare o ridurre tutti questi dubbi sono di diversa natura:

 

  • geologica e di giacimento:

  • Cosa è realmente una risorsa di idrocarburi, un sito di stoccaggio sotterraneo di gas naturale o di CO2, un giacimento geotermico?

  • Come è fatto un giacimento profondo e quanto è esteso?

  • La trappola stratigrafica che racchiude il reservoir come è fatta?

  • Le faglie rappresentano una barriera idraulica?

  • Quanto sono grandi,larghi e lunghi i pozzi?

 

  • ambientale:

  • Cosa potrebbe accadere come conseguenza di un’attività di produzione ed iniezione di fluidi nel sottosuolo?

  • Come verificare l’integrità dei pozzi e dei pozzi abbandonati?

  • Cosa potrebbe accadere come conseguenza di una perdita di olio/gas da un pozzo?

  • Quali sono gli effetti sugli acquiferi profondi e su quelli superficiali? Come potrebbe verificarsi l’inquinamento degli acquiferi?

  • Gli idrocarburi possono risalire fino alla superficie ed inquinare il terreno?

  • Quanto sono estese realmente sul territorio le facilities di superficie?

 

  • sismologica:

  • Quanto è profondo un giacimento rispetto ad una sismicità indotta o innescata eventualmente rilevate dai sensori installati nei pozzi?

  • Quanto è diversa una sismicità indotta o innescata in una zona di faglia?

  • Ci sono faglie molto stressate vicino ai giacimenti e quali conseguenze possono essere previste?

 

Il problema principale quindi per rendere “public accepted” l’attività E&P nel settore O&G, Onshore/Offshore, si concentra sugli Stakeholders ovvero tutti i soggetti coinvolti e interessati ai progetti e alle tecnologie applicate in campo (Amministratori Statali e Locali, Organizzazioni Non Governative, Comitati Spontanei Locali, Organizzazioni Ambientaliste e semplici privati cittadini).

Come evidenziato nelle tabelle successive (Fonte Rapporto 2015 Unmig – MiSE) sono ormai totalmente fermi dal 2009 gli investimenti per nuovi pozzi a scopo esplorativo e il numero totale dei permessi e delle concessioni rilasciate praticamente è rimasto invariato.

Questo si traduce in una totale assenza negli anni futuri di nuova produzione di idrocarburi, nuovo sviluppo, nuove royalties.

 

 

Non si sono registrati più ritrovamenti di idrocarburi a partire dal 2009 (Tab.3).

Gli unici 12 pozzi perforati riguardano attività di sviluppo, monitoraggio o stoccaggio di concessioni già vigenti. (Tab.4)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questo “cortocircuito” nella gestione politica e tecnica potrebbe essere interrotto coinvolgendo gli Stakeholders da una parte e scienziati indipendenti dall’altra, in grado di fornire “risposte tecniche” alle questioni ambientali più comuni.

Negli altri paesi europei questo “debate publique” è più attivo, evoluto e condiviso rispetto all’Italia.

Il dibattito si è ulteriormente inasprito dal momento del passaggio di competenze dalle Regioni al Governo Centrale/Ministeri, in merito ai permessi e alle autorizzazioni delle attività di ricerca ed esplorazione del sottosuolo, modifica normativa introdotta per accelerare il processo del permitting. ( 2014 - Legge “Sblocca Italia”,art. 38).

Tale modifica non ha però risolto la situazione, anzi ha definitivamente segnato le distanze tra le 2 facce della stessa medaglia…d’oro nero !

Infatti questa “forzatura” del Governo ha sollevato nuove opposizioni delle Autorità locali e regionali e delle popolazioni tanto che alcune Regioni hanno presentato ricorso.

Sembra assurdo, ma è proprio la Basilicata capofila dell'iniziativa: 10 Regioni - Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Abruzzo, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise - hanno depositando in Cassazione sei quesiti referendari contro le trivellazioni entro le 12 miglia e sul territorio.

I sei quesiti chiedono l’abrogazione di un articolo dello Sblocca Italia e di cinque articoli del decreto Sviluppo; questi ultimi si riferiscono alle procedure per le trivellazioni.

Come è noto la Consulta ne ha bocciati 5, ma ha approvato il referendum sul quesito relativo alle trivellazioni.(cosiddetto “Referendum NO TRIV” approvato nel Gennaio 2016 sulle attività di esplorazione e sulle concessioni off-shore).

Ed in tempi recentissimi, come conseguenza della applicazione dell’art.1, comma 239 della Legge di Stabilità 2016, sono stati 27 i provvedimenti di rigetto, parziale o totale, di istanze di permesso di prospezione, di permesso di ricerca e di concessione di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi, da parte del MiSE.

L’unico risultato è una grande sensazione di incertezza che spinge le O&G Company al blocco degli investimenti, riducendo produzione e royalties future, perdite economiche anche all’indotto, comprese popolazioni locali e l’intero Paese.

Tornado al Referendum, perché la Basilicata? Quando questa Regione da sola rappresenta circa l’70% della produzione nazionale di olio, con riserve che ammontano a circa l’80% di quelle nazionali?

Inoltre il gettito delle royalties versate per la produzione di idrocarburi dal sottosuolo previsto per la Basilicata e i Comuni lucani si aggira intorno a 150 M€ solo per il 2014.

Il problema non sembra quindi legato ad una mera questione economica, ma va oltre, si rifà a problemi radicati nella cultura delle persone, che non hanno ricevuto la necessaria “CONOSCENZA”, e che non hanno avuto una opportuna “COMUNICAZIONE” ovvero….

 

NON HANNO ACQUISITO LA CONSAPEVOLEZZA CHE LE ATTIVITA’ DI ESPLORAZIONE E PRODUZIONE DI IDROCARBURI DAL SOTTOSUOLO, QUANDO CORRETTAMENTE REALIZZATE E GESTITE, NON GENERANO IMPATTI CHE NON POSSANO ESSERE PREVISTI E CONTROLLATI, NON INQUINANO LE FALDE ACQUIFERE SUPERFICIALI E PROFONDE, NON RAPPRESENTANO INNESCHI (TRIGGER) DI TERREMOTI E SCOSSE SISMICHE…

 

In questo scenario, così complesso, diventa quindi fondamentale trovare nuovi strumenti di comunicazione e divulgazione della conoscenza scientifica rivolti agli Stakeholders, in una versione semplice, chiara e attuale, ma scientificamente corretta : un’esperienza di conoscenza “view&touch”, un nuovo processo di coinvolgimento diretto e costruttivo degli Stakeholders, un front-end con il pubblico durante tutte le fasi di approvazione e sviluppo dei progetti.

Questo è lo scopo del progetto di ricerca 3D-RES.

 

E’ stato sviluppato un nuovo metodo di rappresentazione di strutture geologiche sotterranee, complete dei dettagli stratigrafici e strutturali, dalla superficie del terreno fino a grande profondità, incluse di tutte le facilities (i.e. pozzi, faglie, acquiferi superficiali e profondi, ecc.) utilizzando le nuove potenzialità delle stampanti 3D.

L'innovazione introdotta è il prototipo 3D del giacimento che, partendo dal modello geologico 3D virtuale, viene realizzato fisicamente da una speciale stampante 3D; si tratta di una riproduzione reale e fedele del modello originario in scala ridotta, ed è una rappresentazione reale 3D del giacimento in cui sono presenti tutti gli strati geologici, i pozzi perforati, le faglie, gli acquiferi superficiali e profondi, le alternanze strutturali, ecc.

I sistemi attualmente in uso per la visualizzazione delle strutture geologiche 3D fanno riferimento unicamente a modelli virtuali 3D realizzati con software dedicati e visualizzabili solo su schermi dei computer o in stampe 2D, di difficile comprensione e limitata a pochi esperti. ( Fig. 1-2)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tali modelli virtuali 3D, sebbene siano espressione di altissimi livelli di reservoir engineering e veramente utili per le compagnie O&G, sono limitati dalla complessità della rappresentazione esterna e dal bisogno di essere visualizzati su grandi schermi, in alcuni casi con l’uso di occhiali 3D per esplorarne i dettagli.

Ma chi possiede questi strumenti e tecnologie? Di sicuro solo O&G Company e expert people.

 

Immaginiamo di dare la possibilità a tutti i comuni italiani interessati da concessioni e permessi di ricerca e coltivazione di idrocarburi, stoccaggio, geotermia di “scoprire” il giacimento nascosto nelle profondità del sottosuolo, di dotarsi del prototipo 3D del proprio giacimento sotterraneo, di mostrarlo perennemente a chiunque abbia interesse, curiosità, desiderio di vedere cosa c’è realmente sotto la propria terra.

 

Il prototipo 3D del giacimento è composto da tutte le superfici ed i layers di cui è naturalmente costituito, comprensivo delle eventuali faglie, discordanze, le alternanze strutturali geologiche presenti nel suo interno, i pozzi perforati durante la vita del campo.

Il prototipo rappresenta un modello a scala ridotta, ed è ottenuto in modo da risultare perfettamente riconducibile alle condizioni reali, in quanto i dati geologici, di giacimento e pozzi, sono stati conseguiti e processati a partire dal modello 3D virtuale del giacimento sviluppato con i dati reali acquisiti prima, durante e dopo le fasi di produzione del giacimento, pozzi di produzione/iniezione, acquiferi, faglie, ecc., dal piano campagna fino alla zona del campo scelto per la produzione/iniezione/stoccaggio.

 

Siamo stati in primi al mondo a stampare un giacimento reale così completo in 3 dimensioni.

Il metodo, all’avanguardia, fornisce l’opportunità per le aziende del settore O&G di passare dalla visualizzazione del modello geologico virtuale 3D sul PC, direttamente al prototipo in 3D reale; il progetto 3D diventa così un oggetto reale, che riproduce fedelmente il progetto originale.

 

 

Il metodo crea l’opportunità per tutti gli stakeholders di “entrare” direttamente nel terreno, visitando la struttura geologica, partendo dal piano campagna fino al giacimento, alle faglie, e rendersi conto della lunghezza dei profili dei pozzi ed il loro spessore, considerando le proporzioni in gioco. (Fig.5-6)